Lights of Japan

Dal 2015 al 2019 Andrea Lippi ha viaggiato in Giappone più volte realizzando la serie Lights of Japan. Le foto sono state oggetto di numerose mostre in Italia e in Giappone e fanno parte della raccolta “Lights of Japan – fotografie di Andrea Lippi“. Le mostre sono accompagnate dalla prestigiosa prefazione del Prof. Noriyuki Kai, professore ordinario di Storia dell’Arte presso Ibaraki University, e di Midori Sewake, storica dell’arte.

Dal 2018 la mostra si sposta da un angolo all’altro del Giappone, anche con il patrocinio di importanti enti come l’istituto Italiano di Cultura, riscuotendo sempre un forte successo.

From 2015 to 2018 Andrea Lippi has traveled to Japan several times making the series Lights of Japan. The photos have been the subject of numerous exhibitions in Italy and Japan and are part of the collection “Lights of Japan – photographs by Andrea Lippi“. The exhibitions are accompanied by the prestigious preface by Prof. Noriyuki Kai, professor of History of Art at Ibaraki University, and by Midori Sewake, art historian. From 2018 the photographic exhibition crosses Japan, also under the patronage of important institutions such as the Italian Institute of Culture. Andrea Lippi’s Japanese photographs always have a strong success.

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Luci del Giappone 2015-2019

Dalle grandi e moderne città di Tokyo e Kyoto fino al sacro monte Koya, le foto di Andrea Lippi sono avvolte da una luce surreale. Come quella misteriosa e rarefatta che si estende sul lago Ashinoko, o come quella sfuggente tra le nebbie dietro il ponte di Amanohashidate.
Le circa 70 fotografie di Andrea Lippi, contenute in questa monografia, richiamano i dipinti in inchiostro di china di Tōhaku Hasegawa e lo sguardo nostalgico di Yasujirō Ozu, ritraendo il Giappone in profondità, con forte impatto poetico e spirituale.

Lights of Japan – Noriyuki Kai e Midori Sewake

ITA

“Una strana […] nostalgia” è la sensazione che Andrea risentì subito dopo il ritorno dal primo viaggio in Giappone; si tratta di un sentimento di mancanza
rivolto a quello che non c’è più, soprattutto perché la luce di quel paese gli aveva rievocato qualcosa di profondo che giaceva in fondo al suo cuore.
Quando egli lo chiama “un’esperienza di vita”, si riferisce proprio a questo: il fotografo voleva trovare la chiave con cui comprendere meglio la propria
identità. Avrà ascoltato nella profondità del Kōya-San i rumori del ruscello, i canti degli uccelli, il soffio del vento, solo nel silenzio riconoscibili, paradossalmente; intuisce in “quello che non c’è” il profondo significato della vita, tramite la luce spesso surreale, così come quella misteriosa e rarefatta che si estende sul lago Ashinoko, sopra il “torii”, o come quellasfuggente tra le nebbie dietro il ponte di Amanohashidate, una delle tre meraviglie naturali del Giappone. Luce, che nella quotidianità serve a definire la presenza fisica delle cose, qui così abbagliante che ne cancella la forma, in modo da sentire la presenza metafisica dell’essere.In una foto del Tempio Nariai-ji, egli giustappone l’immagine dell’architettura del tempio buddista, solidamente costruita con le linee rette, alle tenere fronde degli alberi, le quali vengono fotografate con tempi diversi di esposizione, creando un effetto effimero ed evanescente. Questo ci fa pensare, al dipinto monocromatico in inchiostro di china, lo Shōrin-zu di Tōhaku Hasegawa, ove, con minimo tocco di inchiostro, è espressa una profondità spaziale, priva di oggetti che allude alla presenza della fitta foresta. Come il paravento di Tōhaku, il mondo in monocromo di Andrea ci fa sentire la presenza di “quello che non c’è”, più nitidamente di quello a colori, che potrebbe invece farci sentire solo “quello che c’è”. Nelle sue fotografie vi è un’ineffabile nostalgia, che ritroveremo anche in quelle che ritraggono i cittadini moderni, non quel Giappone d’oggigiorno, ma quello del passato quando eravamo ancora meno ricchi materialmente, ma forse più sinceri e puri. Le due ragazze in yukata sedute davanti al fiume Ōigawa a Kyoto, nella composizione stabile, quieta, ed immersa nella silenziosa monumentalità, sembrano derivare da un film di Ozu degli anni Cinquanta. Nella madre e figlio piccolo accanto agli ex-voto del tempio shintoista riconosceremo –sia nei loro vestiti e pettinature, sia nelle fisionomie–, quelle sobrietà e semplicità della gente dell’Epoca Shōwa. Molte immagini con templi, sepolcri e monaci buddisti, sono invece senza tempo; ci portano direttamente al mondo appartato dal chiasso della modernità. Quella nostalgia rievocata, infatti, è il frutto di una scelta attenta del fotografo, che cerca di ritrarre le strade urbane di Kyoto, solo attraverso il gioco di fili elettrici intricati e le grosse gocce di pioggia, che riflettono la pallida luce del cielo coperto, in modo tale che gli elementi moderni “insignificanti” che disturbano la contemplazione, sfumino in un’atmosfera misteriosamente rarefatta. Rimangono invece gli elementi tradizionali e nostalgici: la vecchia insegna della pasticceria, il risciò, le ragazze in yukata che si riparano dalla pioggia… tra i quali spiccano gli ideogrammi, che ritroviamo nella calligrafia su un “fusuma” in un angolo del Tempio Shōrenin, giustapposta alla prospettiva dell’antico corridorio. Le sue foto in monocromo hanno la stessa efficace parsimonia della calligrafia orientale, che si esprime solo con pochi tocchi d’inchiostro, oppure quella degli
“haiku”, che alludono al macrocosmo con poche parole scelte entro il limite di diciassette sillabe. Un fedele sale le scale del tempio Chion-in, così ampie e infinite che lo rendono incomparabilmente piccolo rispetto alla dimensione del santuario, mentre il portone di accesso, tutto in ombra, inquadra la composizione come una cornice. Attraverso le numerose strisce orizzontali costituite dalle scale e dai gradini, la sua ascensione verso il mondo spirituale, verso l’infinito, è messa in contrasto con questa ombra architettonica. Il senso dell’infinito è accentuato inoltre, dalla presenza del portone che incornicia la scena. Sulla spiaggia di Amanohashidate, fra i grossi tronchi di pini, un pescatore raccoglie la retata, piegando il corpo verso il mare. Il suo movimento
accidentale crea una diagonale che, inserita tra la verticalità degli alberi, richiama un effetto simile all’ukiyo-e di Hiroshige. A questo artista ci fanno pensare anche le poche figure che passeggiano conversando sul ponte, e sullo sfondo le colline sfumate dalla nebbia, in contrasto con l’intreccio dei pini di colore scuro. Vorremmo che fosse visto il Giappone, e lo fosse realmente, come in queste foto: la sua immagine, serena e gentile, spesso associata al valore spirituale, è quella che sogniamo, sempre e tuttora, per il nostro paese.

ENG

“A strange […] nostalgia” is the sensation that Andrea felt immediately after returning from the first trip to Japan; it is a feeling of lack addressed to what no longer exists, above all because the light of that country had reminded him of something profound that lay deep in his heart.
When he calls it “an experience of life”, it refers precisely to this: the photographer wanted to find the key with which to better understand his identity. He will have heard in the depths of the Kōya-San the noises of the stream, the songs of the birds, the breath of the wind, only in the recognizable silence, paradoxically; intuits in “what is not” the profound meaning of life, through the often surreal light, as well as that mysterious and rarefied that extends over Lake Ashinoko, above the “torii”, or like quellasfuggente in the mists behind the bridge of Amanohashidate, one of the three natural wonders of Japan. Light, which in everyday life serves to define the physical presence of things, here so dazzling that it cancels the form, so as to feel the metaphysical presence of being. In a photo of the Nariai-ji Temple, he juxtaposes the image of architecture of the Buddhist temple, solidly built with straight lines, to keep the foliage of the trees, which are photographed with different exposure times, creating an ephemeral and evanescent effect. This makes us think, to the monochromatic painting in ink of china, the Shōrin-zu of Tōhaku Hasegawa, where, with the slightest touch of ink, a spatial depth is expressed, devoid of objects that alludes to the presence of the dense forest. Like the screen of Tōhaku, Andrea’s monochrome world makes us feel the presence of “what is not there”, more clearly than color, which could instead make us feel only “what’s there”. In his photographs there is an ineffable nostalgia, which we will also find in those that portray modern citizens, not that of today’s Japan, but that of the past when we were still less materially rich, but perhaps more sincere and pure. The two yukata girls sitting in front of the Ōigawa river in Kyoto, in the stable, quiet composition, and immersed in the silent monumentality, seem to derive from a film by Ozu from the Fifties. In the mother and small son next to the votive offerings of the Shinto shrine, we will recognize – in their clothes and hairstyles, both in the physiognomy – the sobriety and simplicity of the Shōwa people. Many images with temples, tombs and Buddhist monks are timeless; they take us directly to the secluded world of modernity. That nostalgia recalled, in fact, is the result of a careful choice of the photographer, who tries to portray the urban streets of Kyoto, only through the play of intricate electric wires and the large drops of rain, which reflect the pale light of the overcast sky, in such a way that the modern “insignificant” elements that disturb contemplation, fade into a mysteriously rarefied atmosphere. The traditional and nostalgic elements remain: the old pastry shop, the rickshaw, the yukata girls who shelter from the rain … among them the ideograms, which we find in the calligraphy on a “fusuma” in a corner of the Temple Shōrenin, juxtaposed to the perspective of the ancient corridor. His photos in monochrome have the same effective parsimony of oriental calligraphy, which is expressed only with a few touches of ink, or that of the “haiku”, which allude to the macrocosm with few words chosen within the limit of seventeen syllables. A faithful climbs the stairs of the Chion-in temple, so wide and endless that make it incomparably small compared to the size of the sanctuary, while the entrance door, all in shadow, frames the composition as a frame. Through the numerous horizontal stripes formed by the stairs and the steps, his ascension to the spiritual world, towards the infinite, is contrasted with this architectural shadow. The sense of the infinite is also accentuated by the presence of the door that frames the scene. On the beach of Amanohashidate, among the large trunks of pines, a fisherman collects the raid, bending his body towards the sea. Its accidental movement creates a diagonal that, inserted between the verticality of the trees, recalls an effect similar to Hiroshige’s ukiyo-e. This artist also makes us think of the few figures who walk by conversing on the bridge, and in the background the hills shaded by the fog, in contrast with the interweaving of dark-colored pines. We would like to see Japan, and it really was, as in these photos: its image, serene and kind, often associated with spiritual value, is what we dream, always and still, for our country.

Principali mostre – main exhibitions

2020

“Dossier Giappone” Pubblicazione sulla rivista Erodoto108 (Bottega errante edizioni)
“Lights of Japan” mostra fotografica @ Obu (Nagoya) – Giappone Marzo 2020 (rimandata causa Covid-19)
Live streaming @ Associazione Kitsune Udine, Marzo 2020
Talk presso ClickArt Fotografia Livorno – Gennaio 2020

2019

Andrea Lippi e Luigi Gatti con “Angolo dell’avventura” @ Tatata Firenze – Novembre 2019
Le “alpi giapponesi”: Matsumoto, Shirakawa e Nakasendo @ Festival Giapponese, Firenze – Novembre 2019
“Sorrento Meeting with Japanese Culture” @ Villa Fiorentino, Comune di Sorrento (NA) – Ottobre 2019
“Di-Verso Oriente” @ MMAB Montelupo Fiorentino (FI) – Settembre 2019
Presentazione libro @ L’angolo dell’avvenutura Roma con Luca Buonaguidi – Aprile 2019
Presentazione libro @ Modo Infoshop Bologna con Patrick Colgan – Aprile 2019

2018

«Lights of Japan» @ La Mausolea – La Grande Via, Bibbiena (AR)
«Lights of Japan» @ Doozo Gallery Roma – Marzo 2018
«Lights of Japan» @ IIC Osaka (Giappone) – Marzo 2018
«Lights of Japan» @ Ibaraki University (Mito-Giappone) – Maggio 2018
«Lights of Japan» @ Hamacho Gallery (Miyazu-Giappone) – Giugno 2018

2017
«Lights of Japan» @ Villa Vogel (Firenze) – Luglio 2017
Collettiva @ PH Neutro Photo Fine Art Siena – Agosto 2017
Presentazione libro @ Black Spring bookshop Firenze – 9 Settembre 2017
«KyotoKansai» @ Festival Giapponese Firenze – Novembre 2017
«Ore Giapponesi» @ Tatata Firenze – Novembre, Dicembre 2017